Fermare il falò della vanità anti islam
"Sì, siamo ancora determinati ad andare avanti”, dice il pastore Terry Jones mentre mostra alle telecamere un tavolo del suo studio dove sono impilate decine di copie del Corano; quelle che sabato il pastore evangelico e la sua cinquantina di fedeli alla Dove World Outreach Church di Gainesville, in Florida, vogliono dare alle fiamme per commemorare il nono anniversario dell’11 settembre. Leggi L'accordo che non c'è - Guarda il video di Ferraresi da Washington
4 AGO 20

"Sì, siamo ancora determinati ad andare avanti”, dice il pastore Terry Jones mentre mostra alle telecamere un tavolo del suo studio dove sono impilate decine di copie del Corano; quelle che sabato il pastore evangelico e la sua cinquantina di fedeli alla Dove World Outreach Church di Gainesville, in Florida, vogliono dare alle fiamme per commemorare il nono anniversario dell’11 settembre. Jones gongola a recitare la parte del provocatore sacrilego, e più si fanno insistenti le richieste di annullare la manifestazione, più lui e i suoi si radicalizzano nei loro propositi. Sembrano inutili gli appelli del generale Petraeus, del presidente Obama, del segretario di stato, Hillary Clinton, della Nato, del Vaticano, dell’Fbi, delle Nazioni Unite e di un mucchio di governi islamici e non.
“Non siamo convinti che mollare ora sia la cosa giusta”, dice Jones, che è “preoccupato” per le possibili conseguenze per le truppe in Afghanistan sollevate da Petraeus e ribadite da Obama, ma le motivazioni non sembrano sufficienti.
Il dibattito sul “burn a Koran day” si sta intrecciando con le proteste per la moschea a Ground Zero e con le accuse di una recrudescenza islamofobica in America, ma nel caso specifico a prevalere dovrebbero essere le ragioni della sicurezza nazionale. Un freddo calcolo suggerisce che un’iniziativa gravida di vanità provinciale potrebbe avere conseguenze gravi per gli uomini della coalizione impegnati al fronte. La sicurezza dell’America si può barattare a stento con un’idea giusta, figurarsi con una sbagliata.
Il dibattito sul “burn a Koran day” si sta intrecciando con le proteste per la moschea a Ground Zero e con le accuse di una recrudescenza islamofobica in America, ma nel caso specifico a prevalere dovrebbero essere le ragioni della sicurezza nazionale. Un freddo calcolo suggerisce che un’iniziativa gravida di vanità provinciale potrebbe avere conseguenze gravi per gli uomini della coalizione impegnati al fronte. La sicurezza dell’America si può barattare a stento con un’idea giusta, figurarsi con una sbagliata.
Leggi L'accordo che non c'è - Guarda il video di Ferraresi da Washington